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	<title>Pazzoide&#187; Raffaele Tedeschi</title>
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	<description>Blobzine di scritture collettive</description>
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		<title>FAQ &#8211; Libertà di stampa</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Sep 2009 10:52:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Raffaele Tedeschi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Controinformazione]]></category>
		<category><![CDATA[libertà di stampa]]></category>

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		<description><![CDATA[C’è la libertà di stampa in Italia? La stragrande maggioranza dei cittadini si crea un’opinione basandosi su media omologati?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>C’è la libertà di stampa in Italia?</strong><br />
Certo, è garantita dalla Costituzione e dalle leggi dello Stato. E in Italia chiunque può fare un giornale d’opposizione &#8211; ne sta anche nascendo <a href="http://antefatto.ilcannocchiale.it/">uno nuovo</a> &#8211; e se non ne ha i mezzi economici può aprire un sito o un blog e scrivere quello che  gli pare.</p>
<p><strong>E allora dov’è il problema?</strong><br />
Per capirlo bisogna prima di tutto rovesciare il cannocchiale e capire che il problema di fondo non è la libertà di manifestare con ogni mezzo le proprie idee: il problema è la pluralità delle fonti a cui i cittadini attingono abitualmente le informazioni e le opinioni da cui poi si fanno un’opinione propria.</p>
<p><strong>Che cosa significa?</strong><br />
Significa che non bisogna vedere la cosa dal punto di vista dell’emissione delle notizie ma da quello della ricezione. Come s’informano gli italiani? A quali media attingono contezza dei fatti e confronto fra opinioni? A un bacino di media molto diversi tra loro per impostazione politica e culturale o no? Ecco: se la stragrande maggioranza delle persone attinge fatti e opinioni da media che hanno una sola impostazione politica e culturale, la situazione non è sana.</p>
<p><strong>Qualche esempio?</strong><br />
Per iniziare, da sempre solo un decimo degli italiani acquista quotidiani. Gli altri nove decimi hanno come fonte di informazione prevalente o unica la televisione. E degli otto canali televisivi nazionali, cinque sono controllati dal governo (Raiuno, Raidue e i tre di Mediaset), uno sta con l’opposizione (Raitre) più due minori abbastanza neutrali (La7 e Sky).</p>
<p><strong>Beh, gli italiani non sono mica costretti a vederli, lo fanno di loro volontà.</strong><br />
Certo. Ma non si può dire che sia sano un sistema informativo nel quale &#8211; anche per abitudini storiche consolidate nelle famiglie da decenni &#8211; nove italiani su dieci attingono solo a un’informazione omologata.</p>
<p><strong>Possono sempre acquistare i quotidiani.</strong><br />
Sì, ma anche qui entrano in gioco abitudini storiche. Dal 1945 a oggi gli italiani comprano in media meno di sei milioni di quotidiani al giorno. Non è che all’improvviso tutti corrono all’edicola perchè la tivù è omologata, anche perchè la maggior parte dei cittadini neppure se n’è accorta di questo processo graduale di omologazione. E comunque anche nei quotidiani non è che stiamo tanto bene come pluralità.</p>
<p><strong>In che senso?</strong><br />
Nel senso che se prendiamo i più diffusi quotidiani d’informazione, vediamo che solo due sono d’opposizione, La Repubblica e l’Unità. Poi ce sono quattro (Il Giornale, Il Tempo, Il Quotidiano Nazionale, Libero) dichiaratamente con il premier. E due, molto importanti, che recentemente hanno svoltato e ora sono molto più prudenti con il premier.</p>
<p><strong>Quali?</strong><br />
Il Corriere e La Stampa. Non è un segreto per nessuno che le <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia/2008/12/berlusconi-contro-corriere-stampa.shtml?uuid=add43768-c0a2-11dd-b2c0-736ae4b7529a&amp;DocRulesView=Libero"> precedenti direzioni erano sgradite</a> al premier. E i due direttori infatti sono saltati dopo le elezioni vinte dal premier. Così come non è un mistero che le attuali direzioni siano molto più morbide e accettabili per il governo.</p>
<p><strong>Quindi?</strong><br />
Quindi in Italia ci sono di fatto solo due quotidiani d’opposizione abbastanza diffusi, che comunque non arrivano insieme al milione di lettori.</p>
<p><strong>Se la gente li compra poco, sono problemi loro.</strong><br />
La gente li compra più o meno come li ha sempre comprati negli ultimi anni. Chi si occupa di media sa bene che le abitudini storiche contano. Per esempio, Panorama è nato e si è affermato nei decenni come settimanale “liberal”, ora invece appartiene al premier ed è apertamente di destra: ma intanto ha fatto propri i mezzi economici, la diffusione del brand, l’abitudine all’acquisto, il know how professionale e tante altre cose che ne garantiscono la diffusione. Si pensi anche al Corriere e al Tg1: sono due grandi testate con un pubblico storico, ma il loro recente cambiamento di linea (diventata molto cauta nel primo caso e apertamente filogovernativa nel secondo) ha ridotto la pluralità e la disomogeneità dell’informazione a cui abitualmente attingono gli italiani.</p>
<p><strong>Quindi?</strong><br />
Quindi il problema è che &#8211; mettendo insieme la situazione televisiva e quella dei quotidiani &#8211; il 90-95 per cento degli italiani non attinge più ad alcuna fonte d’informazione critica vero il governo. Ha informazioni e pareri solo benevoli verso il premier, o tutt’al più prudenti e neutrali. E questa non è una situazione sana in una democrazia. Se poi ci mettiamo anche il fatto che gli unici due quotidiani d’opposizione sono stati portati in tribunale dal premier…</p>
<p><strong>Beh, il premier è un cittadino come gli altri, può portare in giudizio chi gli pare.<br />
</strong>Che sia un cittadino come gli altri è difficile da dirsi, visto che ha fatto <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lodo_Alfano">una legge</a> che lo rende ingiudicabile. Ad ogni modo: sì, in termini giuridici il premier può citare chi gli pare, ma in termini politici è un fatto molto pesante. Nelle democrazie occidentali è rarissimo che un capo del governo in carica citi in tribunale i quotidiani che gli si oppongono. Perfino D’Alema quando divenne premier rimise tutte le cause che aveva intentato. Il sospetto che ci sia un’intimidazione è molto forte.</p>
<p><strong>Beh, sarà il tribunale a decidere se Repubblica e l’Unità hanno ragione o torto.<br />
</strong>Sì. fra sei o sette anni. Intanto resta l’intimidazione. La stessa cosa che è stata fatta con l’Avvenire.</p>
<p><strong>La questione Boffo?</strong><br />
Esatto. Al premier dava molto fastidio che il quotidiano dei vescovi attaccasse proprio lui, che si presenta come paladino dei cattolici e amico della Chiesa. Non era tanto il quotidiano in sé &#8211; che vende pochino &#8211; ma l’eco che ogni attacco aveva negli altri media, anche stranieri. Fosse o meno al corrente della prima pagina del Giornale su Boffo, è chiaro che avere chiamato un “picchiatore” editoriale come Feltri (che ben conosceva, avendolo avuto nel gruppo per quasi quattro anni) era finalizzato ad attaccare i suoi avversari, incluso Boffo.</p>
<p><strong>Alla fine Boffo si è dimesso…</strong><br />
Appunto, ma il problema non è né lui né l’Avvenire: il problema è che gli attacchi personali a Boffo, così come quelli a Ezio Mauro e ad altri, hanno lo scopo di “convincere” tutti i giornalisti e i direttori che è meglio per loro se non criticano il premier. Se osano farlo, sanno che c’è un gruppo politico-mediatico, che può avvalersi anche di professionisti di “intelligence”, che passerà al setaccio il loro passato e il loro presente per scoprire se hanno pagato in nero una colf, se si fanno le canne, se sono mai andati a prostitute, se hanno sempre versato il canone della Rai etc. Solo in Italia, tra le democrazie, esiste un capo di governo che ha dei media e delle “barbe finte”, e li usa entrambi per deligittimare i suoi avversari.</p>
<p><strong>Ma cosa c’entra l’intelligence? La solita storia dei servizi deviati?<br />
</strong>Alt, nessuno è in grado di dire che il premier abbia mai usato uomini dei servizi. Ma esistono le sicurezze private. Chi ha organizzato<a href="http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2009/05/31/come-andata-veramente/"> il set con registratori e macchine fotografiche nascoste per intrappolare</a> L’espresso a fine maggio, cosa finita il giorno dopo sul Giornale? Chi ha passato al Giornale la velina su Boffo “omosessuale molestatore”?</p>
<p><strong>Comunque, se dai giornali torniamo alle tivù, ci sono anche La7 e Sky, su cui finora si è sorvolato.</strong><br />
Sì. La7 non ha una linea antigovernativa, ma nemmeno apertamente filogovernativa. Tuttavia questo a Berlusconi non basta e adesso ci sta mettendo le mani, ed è probabile il cambio di direttore con uno più schierato: Telecom, proprietaria de La7, ha tutto l’interesse (per motivi economici) a intrattenere buoni rapporti con il governo ed è quindi facile che lo assecondi. Ma c’è anche un altro scenario, cioè l’ingresso nella proprietà del tycoon tunisino Tarak Ben Ammar, che è vicinissimo a Berlusconi, e anche suo socio in Nessma tv. In questo caso anche La7 diventerebbe apertamente filoberlusconiana.</p>
<p><strong>E Sky?</strong><br />
Ammesso che si possa definire antiberlusconiana (il che non è), ricordiamoci che giunge a meno di un decimo degli italiani, i quali comunque ne guardano soprattutto il calcio. E in ogni caso Berlusconi a Sky sta facendo una guerra serrata, sia in veste di premier sia come proprietario di Mediaset, per ridurne ulteriormente il peso: gli ha raddoppiato le tasse, ha speso una valanga di soldi pubblici per imporre il digitale terrestre (che toglie molti abbonati a Sky), ha fatto togliere i canali satellitari Rai dal pacchetto Sky, si è perfino inventato una piattaforma satellitare Rai-Mediaset in funzione anti Sky. E gli abbonati a Sky infatti non crescono più, sono fermi sotto i cinque milioni.</p>
<p><strong>Resta Raitre.<br />
</strong> Sì. Anche se i segnali che arrivano in questi giorni non lasciano molto spazio all’ottimismo. Si parla di cancellare<a href="http://www.repubblica.it/2009/08/sezioni/politica/rai-3/pdl-rai3-/pdl-rai3-.html"> alcune trasmissioni</a> non gradite al premier. Ed è in forse<a href="http://www.repubblica.it/2009/08/sezioni/politica/rai-3/santoro-1set/santoro-1set.html"> la voce più critica</a> verso il premier.</p>
<p><strong>Ricapitolando?<br />
</strong> Ricapitolando in Italia abbiamo la stragrande maggioranza dei cittadini che si fa un’opinione basandosi su media omologati. Restano fuori da questa omologazione due quotidiani (il cui spazio di critica il premier cerca di ridurre drasticamente attraverso offensive mediatiche, citazioni in tribunale e delegittimazioni personali) e una rete Rai (che Berlusconi sta cercando di purgare dalle sue voci più critiche).</p>
<p><strong>In tutto ciò però non abbiamo parlato di Internet.<br />
</strong> Non ne abbiamo parlato per non svegliare il cane che dorme. Sulla Rete infatti Berlusconi è indietro. E’ un tycoon televisivo di 73 anni, probabilmente pensa che la Rete non modifichi le opinioni e non sposti il consenso. Sul breve ha ragione, perché gli italiani che si informano via Internet sono ancora una minoranza. Specie nella massa elettorale che lui definisce “con un’intelligenza da dodicenne che non sta nemmeno al primo banco”. Sul lungo può avere torto.</p>
<p><strong>Quindi?</strong><br />
Quindi non serve a molto gridare alla “libertà di stampa minacciata”, perché trovi sempre qualcuno che ti dice che esiste il Tg3, esiste il Manifesto e così via. Serve invece capire i meccanismi con cui Berlusconi sta riducendo drasticamente la pluralità e la disomogeneità politico culturale dei media a cui attingono gli italiani. E serve lavorare per andare nella direzione opposta, provando ad aumentare il più possibile questa pluralità.</p>
<p>***</p>
<p><strong>Fonte:</strong></p>
<p>L&#8217;articolo pubblicato <a title="Piovono rane" href="http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2009/09/03/liberta-di-stampa-faq/" target="_blank">qui</a> è stato scritto da Alessandro Gilioli.</p>
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		<title>Il volo dell&#8217;angelo</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Aug 2009 11:21:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Raffaele Tedeschi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Moleskine]]></category>
		<category><![CDATA[dolomiti lucane]]></category>
		<category><![CDATA[volo dell'angelo]]></category>

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		<description><![CDATA[Un cavo d'acciaio, sospeso tra le vette di due paesi - Castelmezzano e Pietrapertosa - nel cuore delle Dolomiti Lucane, permette di effettuare e vivere il volo dell'angelo. Un lancio nel vuoto per un tragitto di 1550 metri, record di lunghezza in Europa, adatto per chi ama vivere nuove esperienze [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span>L&#8217;emozione di volare. </span></p>
<p><span>Questo è il volo dell&#8217;angelo nel cuore delle Dolomiti Lucane. </span></p>
<p><span>Ti lanci nel vuoto per un tragitto di 1550 metri (ahò, è record di lunghezza in Europa), lungo un filo d&#8217;acciaio che collega Castelmezzano e Pietrapertosa (due borghi di manco mille anime&#8230;)<br />
</span></p>
<p><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/Sro4p46oVd8&#038;fs=1" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><embed src="http://www.youtube.com/v/Sro4p46oVd8&#038;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object></p>
<p>Adatto per chi ama vivere nuove esperienze e va in cerca di nuove emozioni.</p>
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		<title>Scultura</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Aug 2009 10:48:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Raffaele Tedeschi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Inchiostro]]></category>
		<category><![CDATA[racconti]]></category>

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		<description><![CDATA[Non è facile fare un carrello per la spesa di ghiaccio. Pensate solo a tutte quelle piccole sbarrette di metallo che si intersecano tra loro come in una griglia. Pensate agli steli sottili delle gambe che lo sostengono. Alle ruote tonde che stanno sotto. Provate a immaginare quanto sia più difficile [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando mi chiedono cosa faccio, io dico: “Un carrello per la spesa”.<br />
La gente non lo trova molto artistico, non lo trova molto chic. Perché quando lo chiedono agli altri, cosa fanno, gli altri dicono: “Un igloo con oblò”.<br />
Dicono: “L’auto da corsa di Fangio”.<br />
Dicono: “La mongolfiera di Montgolfier”.<br />
Dicono: “La Sacra Famiglia”.<br />
Perché quando lo chiedono agli altri, cosa fanno, gli altri ti raccontano di sogni da discount: una casa da fiaba, un’auto veloce, la sfida del volo, l’illusione della fede. È l’immaginazione a portata di mano, quella rassicurante, che non si spinge mai troppo in là.<br />
Ma quando lo chiedono a me, cosa faccio, io dico: “Un carrello per la spesa”. E la gente che si becca la mia risposta, poi mi guarda strano. Pensano che io sia un vecchio sciroccato, e tutto sommato hanno ragione.</p>
<p>Anche in carcere dicevano che lo ero. Sciroccato, non vecchio. Per quella mania di scolpire i mattoni. Statuette facevo, soldatini, guardie e ladri. Là dentro lo devi trovare per forza un modo per occupare la mente, uno qualsiasi. Altrimenti il pavimento t‘ingoia, e ci rimani.<br />
Io mi sono dato alla scultura dei mattoni, perché c’erano quelli là dentro, nient’altro. Quando sono uscito, invecchiato di sette anni, me lo sono portato dietro quel modo di occupare la mente. Di occupare la vita. E se impari con i mattoni, che sono friabili, disobbedienti alla forma, fai presto a imparare con la pietra, o con il marmo. E se impari con la pietra, o con il marmo, puoi pensare anche al ghiaccio. A dare una forma pure a quello. In fondo, puoi scolpire tutto ciò che è solido, e muto. È molto una questione di allenamento. E io mi sono allenato tanto, dentro.<br />
Per di più, trovare un blocco di ghiaccio è più facile ed economico che trovarne uno di marmo: prendi un cubo di ferro di tre metri per lato, lo riempi d’acqua e lo lasci a se stesso a trenta gradi sotto zero. Fa presto a diventare solido, e muto. Pronto.</p>
<p>Quando gli organizzatori del concorso hanno tolto il supporto di ferro, il cubo di ghiaccio era lì davanti a me, aspettava. Dopo il via, mi sono dato da fare con martello e scalpello.<br />
Così, alla gente che mi chiede cosa faccio, io dico: “Un carrello per la spesa”.<br />
Non è facile fare un carrello per la spesa di ghiaccio. Pensate solo a tutte quelle piccole sbarrette di metallo che si intersecano tra loro  come in una griglia. Pensate agli steli sottili delle gambe che lo sostengono. Alle ruote tonde che stanno sotto. Provate a immaginare quanto sia più difficile rifare pari pari un carrello per la spesa rispetto a un banale igloo, o a un’algida madonna. Provate pure.<br />
Mentre ci provate, io me ne sto al freddo a scolpire, paziente. Con la stessa pazienza con la quale per trent’anni ho atteso di ritrovare  l’infame che ha detto il mio nome e che s’è fatto di nebbia dopo una pena dimezzata. Nel frattempo ho sposato una donna, non quella dei miei sogni, ho avuto due figlie, grasse come la madre, e un paio di nipoti, già ben viziati. Sono diventato un buon vicino di casa che ti dà consigli sul giardino e bada al tuo gatto quando sei in vacanza. L’unica cosa che rimane è la vendetta. È Francesco. Che ai tempi della rapina aveva trent’anni, oggi più di sessanta. E dopo aver pazientemente scolpito una vita artefatta, smussando tutti gli angoli e scopando senza amore, sono riuscito a ritrovarlo.</p>
<p>Qui, a trenta gradi sotto zero. Pura montagna. Alta Valtellina. Livigno.<br />
Ecco perché mi sono iscritto a questa gara del cazzo di pseudoartisti allucinati che vedono madonne e mongolfiere nei riflessi del ghiaccio. Sono venuto per lui, che è fuggito dalle code agli sportelli, dal traffico, dallo smog, da me. A Livigno s’è dato al turismo, entrando in società con la proprietaria di un albergo. L’ha poi sposata, c’ha messo su famiglia. Adesso anche il mio ex socio è a posto, con tutte le carte in regola per fare il buon vicino.<br />
Potremmo andarcene ognuno per la propria strada e vivere tranquilli finché non crepiamo, ma non è questo il punto, cioè vivere un po’ di più o un po’ di meno rispetto a quello che ci spetta. Il punto è che lui ha un debito e io voglio mettere i conti in pari prima che la banca chiuda.</p>
<p>Il piano, secondo noi, era quasi perfetto. Rischioso, certo, ma quale rapina non lo è.<br />
Il centro commerciale era una bella botta di soldi, soprattutto al sabato, quando tutte le famiglie dell’hinterland lasciavano lì i loro stipendi per portarsi a casa quei beni voluttuari indispensabili per  essere un borghese rispettabile con la coscienza a posto.<br />
Il centro chiudeva alle otto di sera. Alle otto e mezzo, sotto la supervisione di cinque guardie armate, il direttore della baracca trasferiva gli incassi di giornata dal deposito centrale al furgone portavalori che andava a mettere i soldi al sicuro. Poco dopo, arrivavano i pakistani dell’azienda che aveva l’appalto per le pulizie.<br />
Mi feci assumere dalla ditta di pulizie firmando un contratto intestato a un nome che non era il mio, trascritto da una carta d’identità falsa che mostrava la mia foto. Per due mesi, tutte le sere dalle nove alle undici, pulii cessi e pavimenti insieme agli altri pakistani e a qualche rumena dalle cosce lunghe.<br />
Qualche volta iniziavo a lavorare con una buona mezz’ora d’anticipo rispetto al mio orario, soprattutto al sabato. Dicevo alle guardie che c’era molto da fare quel giorno e che non avevo certo voglia di starmene con lo scopettone in mano fino a mezzanotte. Mi facevano fare. Divenni una presenza abituale, un bravo ragazzo ligio al dovere, l’unico italiano in mezzo agli immigrati. Praticamente, un esempio di umiltà.<br />
Quelle sere, mentre passavo lo straccio, il direttore controllava che gli incassi di tutti i negozi del centro commerciale convogliassero al deposito centrale entro le otto e mezzo. A quell’ora, puntuale, arrivava il furgone salvadanaio. Il più delle volte le cinque guardie si limitavano a controllare pigramente le entrate, mettendosi sul chi va là solo all’arrivo del portavalori. Poi, una volta caricati i sacchi, tutti a casa. Tranne me che annusavo merda dalle turche.<br />
La sera del colpo era una di quelle sere in cui ero in anticipo. Francesco era assieme a me, vestito con la divisa da pulitore che avevo fregato a un pakistano. Un nuovo collega, avevo detto, e nessuno se l’era cagato. Con sé aveva un’arma silenziata che passò senza problemi sotto un metal detector spento. Dopo un certo orario, il via vai delle guardie lo avrebbe fatto strillare a vuoto troppe volte.<br />
Quando tutti gli incassi di giornata furono nel deposito centrale, il direttore si vide la pistola di Francesco puntata alla testa. Non la richiuse la cassaforte, e ci lasciò fare mentre lo legavamo alla gamba del tavolo.<br />
Più tardi, le guardie raccontarono di non aver visto nessuno entrare o uscire dal centro commerciale, se non quei due poveri addetti alle pulizie, carichi dei loro sacchi neri gonfi d’immondizia. Ottocentotrentaseimilioni e rotti a testa, in realtà, e ognuno per i cazzi suoi. Ma Francesco non era stato così furbo e s’era fatto beccare. Poi, il resto si sa.</p>
<p>E ora l’ho trovato, l’infame. A 2.400 metri sul livello del mare, dove la benzina costa poco, dove le tasse sono meno pressanti. Ecco dove poteva finire il bastardo: in un porto franco.<br />
Così, quando mi chiedono cosa faccio, io dico: “Un carrello per la spesa”.<br />
Mi giro verso l’autore di quella domanda e lo riconosco. Più vecchio e con la pancia, proprio lui. Io, certo non mi riconosce più. Primo, perché adesso c’ho una barba bianca e fitta che mi nasconde i lineamenti appassiti. Secondo, perché non mi aspetta.<br />
E chiede: “Perché un carrello per la spesa?”<br />
Rispondo: “Perché mi piacciono i carrelli per la spesa”.<br />
La gente pensa che io sia un vecchio sciroccato, ma è colpa della mia sottile vena ironica che pochi riescono a capire.<br />
Francesco alza le spalle e va dagli altri a chiederlo, cosa fanno.<br />
E gli altri dicono: “Un igloo con oblò”.<br />
Dicono: “L’auto da corsa di Fangio”.<br />
Dicono: “La mongolfiera di Montgolfier”.<br />
Dicono: “La Sacra Famiglia”.</p>
<p>È l’ultima ora di gara e il mio carrello è quasi finito: tutte le sbarrette sottili al posto giusto e le ruote tonde che lo sollevano da terra. Se la gente mi domanda dove ho imparato a scolpire così bene, io dico: “Un dono di natura”. Ma non è vero, c’ho messo sette anni, dentro, e altri trenta, fuori.<br />
E quando il vecchio e grasso Francesco mi dice che sono davvero bravo e che vorrebbe imparare anche lui, io gli faccio: “Venga qui stasera, dopo cena. Le spiego i segreti del mio carrello”.<br />
È bizzarro come si insegua una persona per tutta la vita e poi questa si consegni a te nel modo più banale. È bizzarro sentirsi chiedere: “Ma ci siamo già visti da qualche parte?”. E rispondere: “Forse sì, la sua faccia mi è familiare”. È bizzarro osservarlo piegato sulle ginocchia, mentre osserva con perizia quelle sottili sbarre di ghiaccio che si intersecano perfette tra loro, ricreando la forma di un carrello per la spesa, preciso preciso. Quando hai imparato con la pietra, o con il marmo, puoi anche pensare al ghiaccio. In fondo, puoi scolpire tutto ciò che è solido, e muto. È molto una questione di allenamento. Puoi perfino provare a scolpire un cranio, anche quello è solido.<br />
Muto lo diventa quando il quinto colpo di martello viene assestato allo scalpello.</p>
<p>Domani mattina qualcuno troverà il corpo di Francesco, con ciò che rimane della sua testa, buttato dentro a un carrello per la spesa. Di ghiaccio.<br />
Qualcuno griderà. Qualcuno porterà i bambini a casa. Qualcuno vomiterà. Qualcuno della giuria si scuserà perfino con me per l’inconveniente. Per quel cadavere che ha rovinato la mia opera d’arte, striata di sangue.<br />
Nessuno però capirà la mia sottile vena ironica. Quella di infilare l’autore di una rapina al centro commerciale dentro a un carrello della spesa.<br />
Ironia della sorte. Ironia della morte.<br />
Il premio del concorso artistico quest’anno non sarà assegnato e qualcuno, forse, si dispiacerà per me. Perché la gara l’avrei vinta io, con quel bel carrello finemente scolpito, perfetto e senz’anima come il suo cuore di ghiaccio.</p>
<p>&#8211;</p>
<p><strong>Fonte</strong>:</p>
<p>Il racconto pubblicato <a title="Stampa Alternativa" href="http://www.stampalternativa.it/wordpress/2008/02/22/i-racconti-di-creative-commons-in-noir-scultura-di-davide-bacchilega/" target="_blank">qui</a> è stato scritto da <strong>Davide Bacchilega</strong> e fa parte dell’antologia <strong>Creative Commons in Noir</strong>.</p>
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		<title>Le navi dei veleni</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Aug 2009 09:25:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Raffaele Tedeschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dalle inchieste svolte risultano essere più di 30 le navi naufragate negli ultimi ventanni. Tra queste alcune storie sono particolarmente misteriose.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il nostro è un Paese di misteri, alcuni sono sottoterra, altri nascosti da pagine processuali e carte che in pochi hanno letto. Ma anche una delle nostre meraviglie, il mare, custodisce dei segreti. Sono navi sommerse, che hanno portato sui fondali risposte che da anni in molti chiedono. E le implicazioni sono molteplici: ambiente, rifiuti, salute, affari. Interessi personali e collettivi, in una battaglia navale che è avvenuta, spesso in silenzio, a pochi metri dalle coste più belle d&#8217;Italia.</p>
<p>Dalle inchieste svolte risultano essere più di 30 le navi sparite, affondate, naufragate negli ultimi 20 anni. Tra queste alcune storie sono particolarmente misteriose.</p>
<p>Tra il 1987 e il 1989, alla Jolly Rosso, motonave della compagnia Messina fu affidato il rimpatrio di 15mila fusti e 20 container di scarti pericolosi dell&#8217;industria italiana scaricati in Libano. 9532 bidoni di diossina tornano in Italia. La nave viene ribattezzata “Nave dei Veleni”. Cambia allora nome e diventa “Rosso”, ma tornerà a far parlare di sé.</p>
<p><object width="400"  height="342"><param name="movie" value="http://current.com/e/90187321/en_US"></param><param name="wmode" value="transparent"></param><param name="allowfullscreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://current.com/e/90187321/en_US" type="application/x-shockwave-flash"  width="400"  height="342" wmode="transparent" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always"></embed></object></p>
<p>Affrontare l’argomento delle “<strong>Navi a perdere</strong>” vuol dire entrare in trame oscure, collusioni, malapolitica, criminalità, servizi segreti deviati. E nel ruolo dell’informazione&#8230;</p>
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		<title>L&#8217;equivoco di fondo</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Jul 2009 15:46:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Raffaele Tedeschi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Controinformazione]]></category>
		<category><![CDATA[borsellino]]></category>
		<category><![CDATA[mafia]]></category>

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		<description><![CDATA[L'ultimo eroe ucciso dai Mafiosi-Politici-Mafiosi. Borsellino "parla", ma non dice tutto quello che vorrebbe...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;equivoco su cui spesso si gioca è questo, si dice: quel politico era vicino a un mafioso, quel politico è stato accusato di avere interessi convergenti con l&#8217;organizzazione mafiosa, però la magistratura non l&#8217;ha condannato, quindi quel politico è un uomo onesto.</p>
<p>Eh no! Questo discorso non va perchè la magistratura può fare soltanto un accertamento di carattere giudiziale. Può dire che ci sono sospetti, ci sono sospetti anche gravi, ma io non ho la certezza giuridica, giudiziaria che mi consente di dire che quest&#8217;uomo è mafioso. Però, siccome dalle indagini sono emersi tanti fatti del genere, altri organi, altri poteri, cioè i politici, cioè le organizzazioni disciplinari delle varie amministrazioni, cioè i consigli comunali, o quello che sia, dovevano già trarre le dovute conseguenze da queste vicinanze tra politici e mafiosi che non costituivano reato, ma rendevano comunque il politico inaffidabile nella gestione della cosa pubblica.</p>
<p>Questi giudizi non sono stati tratti perchè ci si è nascosti dietro lo schermo della sentenza. Si dice: questo tizio non è mai stato condannato, quindi è un uomo onesto&#8230; ma dimmi un poco&#8230; tu non ne conosci gente disonesta che non è mai stata condannata perchè non ci sono le prove per condannarla? C&#8217;è il forte sospetto che dovrebbe, quanto meno, indurre i partiti a fare grossa pulizia, a non soltanto essere onesti, ma apparire onesti facendo pulizia al loro interno di tutti coloro che sono raggiunti comunque da episodi e fatti inquientanti&#8230;</p>
<p><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/rSTMe-eV2mg&#038;fs=1" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><embed src="http://www.youtube.com/v/rSTMe-eV2mg&#038;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object></p>
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		<title>Nonnismo</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Jul 2009 11:16:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Raffaele Tedeschi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Moleskine]]></category>
		<category><![CDATA[vita vissuta]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono giorni di partenze, questi. Le sessioni d'esami sono quasi concluse e in giro si respira aria di vacanza, di allegria, giovani donne abbronzate con vestitini colorati, giovani uomini con infradito e bermuda. Alla solita trattoria ci si ritrova, ci si confronta, ci si diverte, una nuova estate davanti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono giorni di partenze, questi. Le sessioni d&#8217;esami sono quasi concluse e in giro si respira aria di vacanza, di allegria, giovani donne abbronzate con vestitini colorati, giovani uomini con infradito e bermuda. Alla solita trattoria ci si ritrova, ci si confronta, ci si diverte, una nuova estate davanti.</p>
<p>- Ma lo sai che oggi ho fatto richiesta per il servizio civile?</p>
<p>- Ma dai.</p>
<p>- E certo.  Non posso farmi mantenere a vita da mio padre.</p>
<p>- Quello è vero. Però io il militare l&#8217;ho fatto e lo consiglerei come esperienza.</p>
<p>- Ma dai.</p>
<p>- Si si. E dieci anni fa c&#8217;era pure il nonnismo, mica come oggi che son tutti volontari e ben pagati.</p>
<p>- E che scherzi facevano in caserma?</p>
<p>- Il dentifricio nelle scarpe, tipo. Prenderti nel sonno e buttarti sotto la doccia. Il jukebox&#8230;</p>
<p>- Jukebox?</p>
<p>- Sì sì. Ti rinchiudevano nell&#8217;armadietto e appena qualcuno inseriva una moneta dovevi cominciare a cantare.</p>
<p>- Ma l&#8217;hanno fatto pure a te?</p>
<p>- Questo scherzo no. A me passavano a svegliarmi nel cuore della notte per chiedere le chiavi del carrarmato. Ovviamente io non avevo nessun mazzo di chiavi&#8230;</p>
<p>- Ma dai. Non sapevo avessi fatto il militare nella <em>marina</em>.</p>
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		<title>Angelo mio</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Jul 2009 09:32:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Raffaele Tedeschi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Inchiostro]]></category>
		<category><![CDATA[racconti]]></category>

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		<description><![CDATA[La lama punta diritta verso la mia pancia e io non ce la faccio a staccare gli occhi dal bastardo che la maneggia. Il Calabrese è stravolto, mi guarda con odio e io non riesco a evitare il peggio; non è che non voglio farlo, è lui che è troppo svelto. Riesco solo a dire merda [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La lama punta diritta verso la mia pancia e io non ce la faccio a staccare gli occhi dal bastardo che la maneggia. Il Calabrese è stravolto, mi guarda con odio e io non riesco a evitare il peggio; non è che non voglio farlo, è lui che è troppo svelto. Riesco solo a dire merda.</p>
<p>Un attimo dopo la lama guizza, la sento intaccare l’osso, ruotare per allinearsi allo spazio tra le costole e infilarsi dentro. Il dolore è forte e io cado a terra. Lo scalpiccio di quello stronzo che scappa mi si fissa nelle orecchie; vorrei rincorrerlo, ma ha lasciato il coltello piantato nel mio petto. Fa un male boia, cerco di girarmi sul fianco, ma non ci riesco. Le mie mani si aggrappano al selciato. Sollevo un po’ la testa e fisso la madreperla bianca e le borchie di metallo lucido del manico: mi sembra familiare. Un attimo dopo arriva mia moglie. Urla il mio nome e si mette a piangere dicendo cose che non capisco. Tutto diventa liquido, ovattato e distorto. Cerco di respirare e la bocca mi si riempie di sangue. Cerco di sputare e invece tossisco, ed è una sensazione orribile. Lei mi stringe la mano, poi tutto si calma e mi sento bene; è fatta, mi dico. Lei si curva sul mio corpo e chiede cento volte perché.</p>
<p>Ora te lo spiego io perché, angelo mio.</p>
<p>Figlio di puttana, mi ha urlato quel bastardo di Calabrese dalla strada, vieni giù che t’ammazzo.</p>
<p>Stai calmo, gli ho risposto dalla finestra, che ti succede?</p>
<p>E lui: te la sei voluta scopare e adesso dobbiamo regolare i conti.</p>
<p>E io: ma sei impazzito? Di che cazzo parli?</p>
<p>Parlo di quella zoccola di mia moglie, ha sbraitato, quella che ti sei sbattuto sul mio letto, alla faccia mia.</p>
<p>Sei fuori di testa, io, a tua moglie, neanche la riconosco per strada.</p>
<p>Allora lui mi ha minacciato con un pugno alzato. Che c’è, ha urlato, ti tremano le gambe, merdoso vigliacco bugiardo che non sei altro, vieni giù, che ti spacco quella brutta faccia da cazzo.</p>
<p>Io ho pensato fosse il caldo, perché col Calabrese ci conosciamo da un sacco di tempo e siamo sempre andati d’accordo. E poi, da lui mi sarei aspettato che salisse per regolare la questione tra uomini e non che l’urlasse ai quattro venti dalla strada. Invece ha fatto proprio così e di certo nel quartiere l’avranno udito in tanti. E allora io mi sono sentito in dovere di scendere e ho fatto gli scalini di corsa, a due a due. Quando mi ha visto uscire in strada, lui si è ingallato ancora di più: aveva le vene del collo che sembravano tubi da mezzo pollice.</p>
<p>Lo sapevi che quella troia di tua moglie se la sono fatta i serbi? Mi ha detto.</p>
<p>Di che cazzo stai parlando?</p>
<p>E lui: lo sai bene di cosa parlo. Ogni santo giorno, tu gli hai rotto i coglioni al cantiere e loro te l’hanno fatta pagare salata, così impari, testa di cazzo.</p>
<p>Sul momento non ho capito e ho guardato all’insù, verso le finestre di casa nostra. Ti ho vista affacciata, angelo mio, e singhiozzavi, con le mani che ti coprivano il volto. Allora ho capito che qualcosa doveva essere successo sul serio e mi sono girato verso il Calabrese. Lui ha tirato fuori un coltello a scatto, di quelli con il manico di madreperla bianca e le borchie di metallo lucido. Un click e la lama d’acciaio è uscita come la lingua di un serpente. Io sono riuscito a dire solo merda e subito il coltello s’è infilato nel mio petto.</p>
<p>E pensare che io e il Calabrese abbiamo lavorato assieme per cinque anni filati, su e giù per le impalcature di mille cantieri. Pensa, angelo mio, proprio oggi pomeriggio, via dal lavoro, siamo andati a bere qualcosa insieme. Lui ha preso un calice di bianco e io una birra gelata. Sul bancone, tra i due bicchieri, la barista ha posato un piattino con due polpette fritte. Ne stavo masticando una, che il Calabrese mi ha detto: è un periodo che mia moglie è strana. Poi ha buttato giù il vino e ne ha ordinato un altro.</p>
<p>Che intendi dire, gli ho chiesto io.</p>
<p>E lui: che te lo devo anche spiegare? Non vuole scopare, no?</p>
<p>Io ho guardato dentro al mio bicchiere e gli ho detto che anche tu, angelo mio, negli ultimi tempi eri strana.</p>
<p>Allora lui mi ha chiesto se avevo sospetti e io gli ho detto che no, che era tutta una questione di ormoni, forse per via di quella nuova pillola. Lui ha annuito, poco convinto. Nel mio caso, ha detto, è diverso. Con la mano destra ha fatto le corna, ma tenendo il bicchiere in mano, per non farlo capire agli altri intorno. E non erano corna di scaramanzia.</p>
<p>Io ho finito la birra con un sorso e l’ho scrutato dentro agli occhi: era disperato e furioso, ma cercava di trattenersi. Sul momento ho pensato fosse lui a tradirla e magari sospettasse che lei se ne fosse accorta, invece mi sbagliavo, era lui il cornuto. Allora ho pensato a te, angelo mio, quando mi dicevi che in quelle faccende era meglio non immischiarsi; così gli ho risposto in maniera vaga, l’ho salutato e sono venuto a casa.</p>
<p>E ora che ci penso, angelo mio, il Calabrese sembrava strano anche durante la giornata. Eravamo quasi alla pausa pranzo, che lo vidi parlottare con Stojan, quel serbo alto due metri e largo altrettanto, uno che si fa il culo dalla mattina alla sera per quattro soldi. I due discutevano mulinando le mani per aria, ma il Calabrese di più, perché nessuno riesce a parlare muovendo le mani come sanno fare loro. Non sembravano incazzati; discutevano, certo, ma come si può discutere di calcio o di donne. Non ridevano, ecco, questo lo ricordo bene, lo notai subito che erano seri come funerali. Io stavo dieci metri più in alto e non potei capire di più e, a dire il vero, non ci badai più di tanto, perché il Calabrese non vedeva di buon occhio i serbi e spesso s’incazzava con loro; era successo pure quella mattina. In ogni caso gridai loro di darsi una mossa e la discussione finì all’istante. Però, a pensarci bene, angelo mio, quel giorno era successo anche un altro fatto.</p>
<p>Di prima mattina era arrivato il furgone con i cottimini e subito era scattata una mezza rissa. ‘Sti cazzo di serbi, aveva detto il Calabrese a voce alta rivolgendosi a noi italiani, hanno la famiglia al di là del mare e con pochi euro tirano avanti tutti quanti per un giorno intero, invece noi, che stiamo di qua, con quei pochi euro non compriamo neanche la carta da culo. Poi aveva sputato per terra, proprio davanti al loro gruppetto. I tipi lo avevano guardato come per ammazzarlo; molti di loro non capivano una parola d’italiano, ma avevano capito che lui li stava offendendo e subito avevano stretto i pugni.</p>
<p>Allora Stojan, un omone che parlava italiano anche meglio del Calabrese, gli aveva detto sorridendo: mi sa che ti conviene mandare la tua famiglia in Serbia. Poi aveva tradotto ai compagni e tutti giù a ridere. Sembrava finita lì e invece il Calabrese non l’aveva digerita. Ovviamente. Vaffanculo serbo di merda, era stata la sua risposta. E giù botte.</p>
<p>Per fortuna non era stato niente di che: tutto si era risolto in pochi minuti, fuori dal cantiere e senza troppi danni per nessuno. Una volta entrati, però, avevo dovuto fare il culo a tutti, italiani e serbi: oggi si torna a casa mezz’ora più tardi, avevo ordinato rincarando la dose per cercare l’approvazione del capo cantiere che ci stava guardando.</p>
<p>Una cosa è certa, angelo mio, con quei tipi non si sa mai come comportarsi. I serbi, intendo dire. Ieri sera, per esempio, mentre stavamo passeggiando lungo il viale, ti ricordi, angelo mio? Era giorno di paga e avevamo deciso di concederci un bel gelato in santa pace, sicché avevamo lasciato nostra figlia dalla vicina. Io avevo preso cioccolato e pistacchio e tu avevi preso quello con la nutella e il fiordilatte; una pallina sola però, perché le porzioni della gelateria vicino a casa nostra sono belle abbondanti e se non ci si sbriga a mangiare, ti cola tutto sulle dita. E siccome tu il gelato lo mangi piano, avevi detto che forse ne avresti presa un’altra tornando indietro. Ricordi, angelo mio, stavamo passeggiando quando, nell’altro senso, avevamo visto arrivare proprio quei serbi: Stojan, suo fratello più giovane e altri due dei loro. Io li avevo salutati con un cenno e loro avevano fatto lo stesso. Tu eri alle prese con il gelato che colava e il fratello di Stojan, passandoti accanto, aveva detto qualcosa. Io non avevo capito, ma tu, invece, ti eri scurita in volto.</p>
<p>Cos’ha detto? Ti avevo chiesto.</p>
<p>Niente, una stupidaggine, avevi risposto.</p>
<p>Però avevi i lucciconi agli occhi e allora io avevo insistito e tu, guardando a terra, avevi detto sottovoce: succhia troia. Ed eri scoppiata a piangere.</p>
<p>Io avevo guardato i tre serbi che si erano fermati venti metri più avanti: stavano ridendo come matti. Allora mi era salito il sangue alla testa ed ero corso verso di loro senza badare a te, che mi gridavi di lasciar perdere. Li avevo raggiunti in due secondi e senza fermarmi avevo atterrato lo stronzo che ti aveva offesa. Allora Stojan mi aveva bloccato da dietro con la sua stretta da lottatore e mi aveva detto all’orecchio: va tutto bene, mio fratello se l’è meritato, ora torna dalla tua bella moglie, va’. Ti aveva indicata con un cenno del capo.</p>
<p>Lo ammazzo, avevo urlato io fuori di me, gliela faccio pagare a questo stronzo.</p>
<p>No, aveva detto Stojan, basta così, ora siete pari. Poi aveva mollato la presa e mi aveva fatto segno di andare. Lo stronzo era ancora a terra e si stava lamentando, tenendosi la nuca con le mani. Allora io gli avevo sputato addosso e d’istinto gli avevo mollato un calcio nelle palle. E volevo continuare, ma Stojan aveva tirato fuori un coltello, di quelli a scatto. Un click e la lama d’acciaio era uscita come la lingua di un serpente. Il manico era di madreperla bianca, con le borchie di metallo lucido.</p>
<p>Ora hai capito perché, angelo mio?</p>
<p>&#8211;</p>
<p><strong>Fonte</strong>:</p>
<p>Il racconto pubblicato <a title="Stampa Alternativa" href="http://www.stampalternativa.it/wordpress/2008/03/21/i-racconti-di-creative-commons-in-noir-angelo-mio-di-alberto-giorgi/#more-617" target="_blank">qui</a> è stato scritto da <strong>Alberto Giorgi</strong> e fa parte dell’antologia <strong>Creative Commons in Noir</strong>.</p>
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		<title>Bocciare, bocciare, bocciare</title>
		<link>http://www.pazzoide.com/bocciare-bocciare-bocciare.html</link>
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		<pubDate>Thu, 16 Jul 2009 15:32:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Raffaele Tedeschi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Controinformazione]]></category>
		<category><![CDATA[gelmini]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>

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		<description><![CDATA[Per me bocciare un ragazzino è come sparare sulla Croce Rossa. È un autogol. Figurarsi cosa posso pensare di chi è felice se i bocciati aumentano perché così ci sarebbe più rigore. C'è niente di più misero?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lo dico subito: per me bocciare un ragazzino – che è ancora all&#8217;interno di un processo di apprendimento – è come sparare sulla Croce Rossa. È un autogol. È come dichiarare che si è fallito. Figurarsi cosa posso pensare di chi è felice se i bocciati aumentano perché così ci sarebbe più rigore! C&#8217;è niente di più misero? Eppure da un po&#8217; di tempo, anche a scuola, il vento è cambiato.</p>
<p>Andiamo con ordine. Estate. Invece di mandare in vacanza la sua bocca, il ministro Gelmini si dedica al suo sport preferito: cavalcare per l&#8217;ennesima volta la parola &#8220;meritocrazia&#8221;. Come si fa infatti, dopo aver tagliato selvaggiamente fondi e docenti della scuola pubblica, a tentare di giustificarne un finto miglioramento? Semplice: prendendosela con i ragazzi. Punendoli. E, indirettamente, con le loro famiglie, con i docenti, con se stessi. In una parola: bocciando.</p>
<p>Come dimostrano tutte le vicende di Papi-Berlusconi con le sue veline, il Governo in carica non è minimamente interessato né alla democrazia né alla meritocrazia. Eppure nel Paese dei Balocchi di un premier-Pinocchio, la fatina Turchina – scusate, la fatina Gelmini, – seguendo l&#8217;esempio di Mangiafuoco Brunetta, continua a raccontarci la favola bella – e che ancora illude tanti italiani, troppi – di una meritocrazia che tutto dovrebbe salvare. Fuori e, quel che è peggio, anche dentro alla scuola pubblica.</p>
<p>L&#8217;occasione retorica? I recenti dati sull&#8217;aumento del numero dei bocciati nella scuola pubblica italiana – i dati delle private e dei vari corsi a pagamento naturalmente non fanno testo, lì i diplomi hanno un prezzo. Possiamo parlare di un record: 15000 bocciati. Alle superiori oltre il 3% in più rispetto allo scorso anno scolastico (erano il 2,5%). Il maggior numero negli istituti professionali, dove il 23% degli studenti non passa all&#8217;anno successivo. Seguono gli istituti tecnici con il 16,3% e gli artistici con il 16%. I più bravi sono i ragazzi del liceo classico (ma va?), seguiti da quelli del liceo scientifico e linguistico.</p>
<p>E per chi non è stato bocciato, la parola d&#8217;ordine resta una: recuperare. Sono infatti 30 mila gli studenti in più (sospesi) che hanno riportato almeno una insufficienza. E dovranno, quindi, recuperare entro l&#8217;inizio del prossimo anno scolastico il &#8220;debito formativo&#8221; (e fa un po&#8217; ridere questa parola, &#8220;debito&#8221;, in bocca a chi ha solo saputo &#8220;tagliare&#8221;. E alle medie? Stessa musica: 12 mila respinti in più, un vero record. E magari quest&#8217;altro anno, se siamo fortunati, si migliora ancora e si fa una bella strage di innocenti modello Erode anche negli asili e nelle scuole elementari.</p>
<p>Beh, di fronte a questi dati catastrofici, che fa la fata Gelmini? Un minimo di autocritica? Qualche dubbio? Neppure per sogno! Anzi, per lei questi sono numeri magici che si prestano a imbambolare mamme e papà italiani con nuove e raggianti frasi di propaganda per la scuola del Paese dei Balocchi. &#8220;Una scuola che promuove tutti è una scuola che non fa il bene del ragazzo&#8221;, commenta visibilmente soddisfatta la fatina. E aggiunge: &#8220;Non fa mai piacere quando il ragazzo viene bocciato, ma la scuola deve assumere il compito di educare e anche segnalare quando ci sono delle lacune. Bisogna quindi premiare chi si impegna durante l&#8217;anno. Perchè ci deve essere una differenza tra chi si dedica allo studio e chi invece no&#8221;.</p>
<p>Sono parole così ovvie che a prima vista potrebbero apparire sensate. Non lo sono. Chi è bocciato è un asino: questo sostiene la finta fatina. Troppo poco per un Ministro all&#8217;Istruzione di una scuola pubblica. E chi fa propaganda sulle bocciature? Non è un asino ma un eroe? Ma non scherziamo! La verità è che le bocciature sono la classica foglia di fico che evidenzia le vergogne della riforma Gelmini.</p>
<p>Non potendo conciliare qualità dell&#8217;insegnamento con i tagli selvaggi, la finta-fatina fa retorica d&#8217;accatto senza ritegno. La meritocrazia è solo un riflesso condizionato di un&#8217;impostazione di società e di scuola tipicamente economicista: lo Stato-Azienda, la Scuola-Azienda. La formulazione è lapalissiana: dare più soldi e prestigio a chi lavora meglio, darne meno a chi lavora peggio. Crea consenso, certo. Tutti sono d&#8217;accordo. Finché riguarda gli altri. Quando poi si inizia a indagare su cosa sia il meglio o il peggio, soprattutto nella scuola, le cose si complicano.</p>
<p>Prendiamo i docenti. Don Milani, Loris Malaguzzi o Gianni Rodari, oggi, sarebbero considerati studenti o docenti meritevoli? O, piuttosto, facinorosi? Insomma, patetiche rassicurazioni della Gelmini a parte, le domande su una scuola italiana sempre più tartassata rimangono. Sempre più drammatiche e urgenti. Soprattutto quelle riguardo alla qualità, sempre più scadente. E alle difficoltà sempre più grandi, sia per chi sta da una parte e sia per chi sta dall&#8217;altra parte della cattedra.</p>
<p>Per esempio, quante volte un docente riuscirà a fare il giro delle interrogazioni con più di 30 alunni in una classe? Risolvere tutto con i quiz come accade con l&#8217;Invalsi? Optare per una Maturità a punti come con la patente? E se i nostri figli non imparano ad esporre le loro argomentazioni? A parlare in pubblico? Con tutti i tagli di personale della scuola pubblica Gelmini come conta di garantire la continuità didattica? I tagli sono per caso un regalo alle scuole private che avranno manodopera a basso costo?</p>
<p>Ormai lo sappiamo: la finta fatina Gelmini, quando parla di qualità della scuola, ha in mente solo un modo per tenere in riga gli studenti con bocciature e voti in condotta – come fossero tanti soldatini, tante bamboline. Non vi ricorda nessuno?</p>
<p>&#8211;</p>
<p><strong>Fonte</strong>:</p>
<p>L&#8217;articolo pubblicato <a title="Il Primo Amore" href="http://www.ilprimoamore.com/testo_1526.html" target="_blank">qui</a> è stato scritto da Giuseppe Caliceti.</p>
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		<title>Messaggi segreti in file di testo</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Jul 2009 13:37:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Raffaele Tedeschi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Peer-2-Peer]]></category>
		<category><![CDATA[ADS]]></category>
		<category><![CDATA[Alternate Data Streams]]></category>
		<category><![CDATA[Flussi di Dati Alternativi]]></category>
		<category><![CDATA[messaggi segreti]]></category>

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		<description><![CDATA[Un trucco del pirata informatico è quello di sviare l’attenzione dell’utente e nascondere un segreto nel posto in cui meno se lo aspetta. Oggi vedremo come con i giusti comandi Windows è in grado di nascondere un messaggio segreto all’interno di un normalissimo file di testo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un trucco del pirata informatico è quello di sviare l’attenzione dell’utente e nascondere un segreto nel posto in cui meno se lo aspetta. Oggi anche noi vedremo come con i giusti comandi Windows è in grado di nascondere un messaggio segreto all’interno di un normalissimo file di testo, ché il diffuso sistema operativo nasconde moltissimi segreti… purtroppo noti soltanto agli sviluppatori.</p>
<p>Prendiamo ad esempio gli Alternate Data Streams (ADS): sono una categoria di oggetti ancora sconosciuta alla maggior parte dei normali utenti e che possono essere utilizzati in modo pericoloso. Alcuni trojan ne fanno uso per rendersi virtualmente invisibili, riuscendo così ad eludere i controlli degli strumenti anti-malware.</p>
<p>Gli Alternate Data Streams – o Flussi di Dati Alternativi &#8211; sono disponibili unicamente su partizioni NTFS e memorizzano per ogni risorsa (file e cartelle) alcune informazioni aggiuntive chiamate attributi, tipo il nome assegnato al file, la data di creazione, la data dell’ultima modifica…</p>
<p>Il fattore importante è che NTFS permette la creazione di più di un attributo dati per ogni singolo file, quindi possiamo aggiungere altri dati al flusso principale (che corrisponde praticamente al reale contenuto del file o della cartella). Il flusso dati principale, quello che tradizionalmente consideriamo il contenuto del file, può quindi essere affiancato da uno o più flussi dati alternativi. Da qui deriva il nome degli oggetti di cui ci stiamo occupando.</p>
<p>Inoltre va detto che Windows non è in grado di controllare la presenza di ADS nei file e non offre nessuno strumento per la gestione, l’analisi o un’eventuale eliminazione. Sono quindi, a tutti gli effetti, dei dati invisibili. Attraverso alcuni stratagemmi è comunque possibile aggiungere flussi alternativi ad un file tramite il Prompt dei comandi e l’uso del Blocco note.  È anche possibile leggerne il contenuto a patto che se ne conosca a priori l’esistenza e il nome esatto. Non esiste nessun metodo nativo che consenta di scansionare il filesystem  e di elencare gli ADS.</p>
<p>Bene, adesso vedremo come nascondere un messaggio segreto in un semplice file di testo, sfruttando per l’appunto gli Alternate Data Streams (in modo simile è possibile allegare dati alternativi ad una cartella).</p>
<p style="padding-left: 30px;">1. Aprire il prompt dei comandi (Start-&gt;Programmi-&gt;Accessori-&gt;Prompt comandi)<br />
2. Digitare notepad filepubblico.txt:filesegreto.txt (dove “filepubblico” e “filesegreto” possono essere cambiati a piacimento) e premere il tasto Invio<br />
3. Cliccare sul pulsante SI<br />
4. Digitare il messaggio segreto nel file di testo, salvarlo, e chiuderlo<br />
5. Recarsi nella propria cartella utente ed aprire il file appena creato (nel nostro caso “filepubblico.txt”)<br />
6. Digitare all’interno del file di testo il contenuto “ufficiale“ del documento, salvarlo, e chiuderlo</p>
<p>Per visualizzare il messaggio segreto, invece, basta seguire queste istruzioni:</p>
<p style="padding-left: 30px;">7. Aprire il prompt dei comandi (Start-&gt;Programmi-&gt;Accessori-&gt;Prompt comandi)<br />
8. Nella finestra che si apre, digita ed invia il comando notepad filepubblico.txt:filesegreto.txt</p>
<p>Ora siete pronti per eventuali comunicazioni top secret…</p>
]]></content:encoded>
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